La nuda proprietà

di Arrigo Abalti · Settembre 11, 2026

La Lega discute di chi sia l’intestatario di Alberto da Giussano mentre si avvicina Pontida. In provincia di Vicenza, intanto, duemila persone hanno preso la tessera di un partito nato a febbraio

Alberto da Giussano, per la legge italiana, appartiene ancora alla Lega Nord, che lo concede in uso al partito di Matteo Salvini. Detta così sembra una curiosità da azzeccagarbugli, roba da visura. È invece la frase più esatta che si possa scrivere oggi su quel movimento: il proprio simbolo lo tiene in prestito da se stesso.

Il codice civile, all’articolo 978, disciplina l’usufrutto, e per farlo ha bisogno di due figure. C’è chi possiede una cosa e non può goderne, e si chiama nudo proprietario. C’è chi ne gode e non la possiede, e si chiama usufruttuario. È una distinzione antica, pensata per i campi e per le case, e chi la scrisse non immaginava che un giorno sarebbe servita a descrivere un partito politico. Eppure fotografa con precisione notarile ciò che sta accadendo.

Perché la questione non è teorica e ha un calendario. Racconta Open che un comitato guidato dall’ex parlamentare Gianluca Pini ha aperto una piattaforma per raccogliere adesioni tra i soci della vecchia Lega Nord, con l’obiettivo di arrivare al dieci per cento e obbligare così la convocazione di un’assemblea che non si riunisce dal dicembre 2019. Mercoledì prossimo il presidente della Lombardia Attilio Fontana sale sul palco di Lazzate con Massimiliano Romeo per presentare un libro che si intitola Fare la Lega, il che è già una dichiarazione: si fa ciò che non c’è. Quattro giorni dopo c’è Pontida.

In tutto questo il Nordest non si sente. Un dirigente citato da Open lo dice senza giri di parole: dal Nord, pubblicamente, non ha parlato nessuno dei governatori. Il che, per il Veneto, ha un sapore particolare. Perché Luca Zaia, l’8 gennaio, aveva presentato un manifesto in cui sosteneva che al centrodestra serve una nuova leadership, e lo sosteneva contro Salvini e contro Meloni insieme. Oggi presiede il Consiglio regionale e tace. Non è una contraddizione da scandalo: è la differenza tra chi ha una carica da difendere e chi ha una carica da conquistare. Ma va registrata, perché chi la questione settentrionale l’ha inventata sta guardando qualcun altro condurla.

I New Trolls, per anni, hanno litigato nei tribunali su chi avesse diritto di chiamarsi New Trolls, mentre quella musica, nel frattempo, la suonavano formazioni diverse con nomi quasi uguali. È una storia buffa finché riguarda un gruppo di rock progressivo. Diventa un’altra cosa quando riguarda l’unico soggetto politico che, nel Nord, abbia costruito un’identità collettiva durata trent’anni.

E qui arriva il numero vicentino, che è il motivo per cui di una lite su un marchio lombardo dovremmo occuparci. Il 6 agosto Futuro Nazionale annunciava di avere superato le duemila tessere in provincia di Vicenza; a giugno, in tutto il Veneto, ne dichiarava oltre undicimila. Sono cifre fornite dai diretti interessati e vanno prese per quello che sono, cioè un annuncio e non un dato certificato. Ma anche dimezzandole resta la sproporzione: da una parte si discute di chi sia l’intestatario di un disegno, dall’altra si firma.

Il paradosso è tutto qui. La Lega possiede il proprio nome e non lo governa; governa un partito che quel nome lo usa in comodato. E mentre i due si contendono la nuda proprietà, l’usufrutto vero — le persone, le sezioni, i sabati ai gazebo — se ne sta andando da una terza parte, che di storia non ne ha nemmeno un anno.

Perché quando un movimento deve stabilire per via legale chi abbia diritto di chiamarsi come si è sempre chiamato, il problema non è più il simbolo. È che non c’è più nessuno disposto a darlo per scontato.

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