La sindrome dell’eterno presente

di Arrigo Abalti · Gennaio 24, 2026

Memoria selettiva che funziona in politica e l’amore ritrovato per le province

 

Luca Zaia soffre di una malattia rara: l’amnesia opportunistica. I sintomi sono chiari. Dieci anni fa applaudiva alla soppressione delle Province: enti inutili, sprechi, la retorica del risparmio che andava di moda. E all’epoca non fece una piega. Oggi eccolo accanto a Fedriga a chiederne il ritorno come enti di primo livello. Presìdi della democrazia locale, improvvisamente indispensabili. Come quelle scarpe che butti e poi cerchi disperatamente in cantina quando ti accorgi che ti stavano comode.
Sul limite dei mandati, poi, la crisi è acuta. Quando toccava agli altri, era un principio sacro. Talmente sacro che in Veneto lo impose anche agli assessori, più realista del re. Poi è arrivato il suo turno di scadere, e quella stessa regola è diventata un’ingiustizia. «Tutti i veneti mi vogliono», ha dichiarato con l’aria di chi porta una croce. Il capolavoro è arrivato subito dopo: «Sono l’unico veneto che non può candidarsi presidente». Vittima suprema di una legge che lui stesso aveva benedetto. Come se l’avesse scritta qualcun altro, in un’altra vita.
Il bello della memoria selettiva è che permette di vivere leggeri. Niente zavorra del passato, niente contraddizioni da spiegare. Oggi è sempre il primo giorno del mondo, e quello che hai detto ieri appartiene a un’altra dimensione. Comodo, no?
Eppure basterebbe poco: «Ho cambiato idea perché ho capito che…». Sei parole. Un’ammissione di fragilità umana che varrebbe più di mille acrobazie retoriche. Ma no, troppo semplice. Meglio fingersi coerenti nell’incoerenza, meglio trattare gli elettori come pesci rossi che dimenticano tutto ogni tre secondi.
Certo, i cittadini spesso dimenticano davvero. Sommersi da mille notizie, storditi dal rumore di fondo. Ma proprio per questo servirebbe qualcosa di diverso: un po’ di onestà intellettuale. Quella cosa antica che ti fa dire la verità anche quando costa. Quella che distingue chi governa da chi bara.
Invece no. Meglio l’alzheimer strategico. Così oggi puoi difendere ciò che ieri combattevi, domani tornare indietro senza spiegare nulla. I principi durano il tempo di una legislatura, le Province sono utili o inutili a seconda della convenienza, e l’unico perseguitato sei sempre tu. Anche quando le catene te le sei forgiate da solo.
Il problema è che qualcuno, ogni tanto, ricorda. E si chiede se la politica sia davvero questo: un eterno presente dove ognuno recita la parte che conviene, senza passato né vergogna.
Zaia insegna che in politica la memoria è un difetto. Peccato che qualcuno ce l’abbia ancora.​​​​​​​​​​​​​​​​

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]