La sporca dozzina

di Arrigo Abalti · Giugno 19, 2026

 

Vannacci l’ha detta lui per primo, la formula. “I miei compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza. Voglio la sporca dozzina”.  Un generale che recluta dichiarando di accontentarsi degli scarti è una postura calcolata: il vittimismo come arma da campagna, lo scarto trasformato in vanto. Funziona, a giudicare da quello che sta succedendo anche nel Vicentino.

Joe Formaggio è la testa di ponte, e si sa. Nella sporca dozzina lui è Lee Marvin, il veterano reclutatore di galeotti e irregolari della politica. Da consigliere regionale mancato a fonderia di voti: tre ore al ristorante di famiglia a tesserare chi arrivava apposta, il telefono che squilla, i circoli che si aprono uno via l’altro. Vannaccizzare il Veneto, dice lui. Ma dietro la prima fila, quella che fa rumore, c’è una seconda fila che si muove più in silenzio, ed è quella che racconta meglio cosa sta diventando questo partito nel nostro territorio.

Andrea Pellizzari, che lascia Fratelli d’Italia a Vicenza. Cristina Zanini, ex vicesindaco di Monticello Conte Otto. Alberto Filippi, che è sì un imprenditore della chimica, ma che non ha mai davvero lasciato la sua postura da senatore della Lega e ora ha una fiammata di nostalgia per l’adrenalina dell’aula. Alberto Etenli e Paolo Bertolucci, consiglieri a Val Liona. Enrico Scalzotto a Sovizzo. Gianluca Pietrosante a Bassano. Ma mentre scriviamo Joe starà mettendo timbri sui moduli di adesione di altri amministratori locali delusi da Lega e Fdi.

Nove nomi, contando Formaggio. E poi i rumors, che a Vicenza viaggiano più veloci dei comunicati: Giorgio Conte, uscito dal gruppo FdI del capoluogo e parcheggiato nel gruppo misto, sarebbe il prossimo. Il gruppo misto è la sala d’attesa della politica vicentina: chi ci sosta, prima o poi, ha già deciso dove andare. Manca solo la data.

Il dato che conta non è il numero — dieci, dodici, la dozzina esatta arriverà o non arriverà, e francamente non è quello il punto. Il dato è la provenienza. Non scout di professione, non delusi di lungo corso: amministratori locali, gente che ha preso voti veri in comuni veri, che lascia un partito di governo per un movimento che in Veneto non ha eletto, fino a oggi, nemmeno un consigliere comunale. È una scommessa, prima che una scelta.

Montesquieu osservava che nelle repubbliche si ama la patria per amore di se stessi. Nel Vicentino, in queste settimane, sembra succedere qualcosa di simile su scala più piccola: si cambia casacca per amore del proprio futuro politico, e si scopre che il futuro — quello insieme con la N maiuscola — promette più spazio del presente affollato.

Resta da vedere se la sporca dozzina vicentina sarà, alle prossime urne, una pattuglia o un’illusione. Le adesioni si contano in fretta. I voti, molto meno. E i sondaggi intanto le danno ragione.

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