di Redazione · Luglio 15, 2025
Tempi record dal ministro Nello Musumeci sui ristori per l’Ovest Vicentino. E Gonzo entra nel dibattito
Quando un ponte crolla, non crollano solo travi e piloni. Crolla anche una fiducia sottile, quella che ci fa sentire ancora protetti, anche nei paesi dove il suono delle sirene non copre quello delle cicale. È accaduto il 17 aprile a Valdagno, in provincia di Vicenza. Il Ponte dei Nori ha ceduto sotto la furia dell’acqua, portandosi via due persone: Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, volontari che stavano cercando di aiutare. Non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. Sono rimasti sotto, come simbolo amaro di una dedizione che troppo spesso viene ignorata fino al giorno del funerale.
Ma, per una volta, lo Stato ha fatto in tempo. Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato l’Ovest Vicentino zona di emergenza nazionale. Arriveranno fondi, piani di intervento, ristori. E forse — parola da maneggiare con cautela — anche un po’ di speranza.
Chi conosce bene quei territori sa che la conta dei danni non è solo economica. È morale. Sono i danni alla certezza che chi lavora e vive onestamente avrà qualcuno alle spalle quando il cielo decide di rovesciarsi giù. Ed è per questo che il commento di Francesco Gonzo, sindaco di Isola Vicentina e consigliere provinciale, suona come un raro caso di buona politica: «Il Governo ha reagito con concretezza. Ora tocca a noi trasformare questa risposta in azione».
Gonzo non grida, non punta il dito. Si limita a fare quello che dovrebbe fare ogni amministratore: riconoscere quando lo Stato c’è e incalzarlo a esserci ancora. Ricorda le vittime, chiede rapidità nella gestione dei fondi, sottolinea che il problema non è solo ricostruire ma prevenire. Perché non si può più considerare il maltempo un evento eccezionale. È diventato il nostro nuovo vicino di casa. Quello che bussa senza invito, sempre più spesso.
In tempi in cui la politica discute più di poltrone che di ponti, ci si sorprende quasi a leggere dichiarazioni che parlano di “sussidiarietà”, “territorio”, “protezione civile” con il tono di chi ha un piano e non solo un post.
E ci si sorprende ancora di più — amaramente — nel pensare che tutto questo, oggi, faccia notizia.
Ma forse è proprio da qui, dai sindaci e dalle frasi non gridate, che può ricominciare una politica che si occupa di cose vere. Come il futuro di un ponte. O il rispetto per due vite che non ci sono più.
Perché se la tragedia è sempre puntuale, la buona politica — almeno questa volta — non è arrivata in ritardo.




