di Arrigo Abalti · Ottobre 19, 2025
L’inchiesta sui Pfas nelle gallerie scuote il Veneto. Dodici indagati, Regione sulla difensiva: “Abbiamo imposto noi di cambiare prodotto”. Ma siamo in piena campagna elettorale
La Pedemontana doveva unire il Veneto, ma oggi rischia di unire solo i punti dell’ennesimo scandalo ambientale. La Procura di Vicenza ha acceso i fari su un’accusa pesante: il cemento utilizzato nelle gallerie di Malo, Castelgomberto e Montecchio conteneva Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche al centro del più grave disastro ambientale della regione. Dodici manager della “Sis” e della “Spv” – la società costruttrice e quella concessionaria – sono ora indagati per inquinamento ambientale e omessa bonifica.
Il sospetto, fondato su analisi e rilievi di Arpav e della Guardia di Finanza, è che durante i lavori siano stati impiegati materiali contaminati, poi usati per realizzare parte del tracciato e dei tunnel. La Regione, per voce dell’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin e dei tecnici, si difende: “Siamo stati noi a imporre la sostituzione dei prodotti non conformi. Il controllo c’è stato e i lavori sono stati corretti”. Ma le opposizioni attaccano: “La Regione non può cavarsela così. Se sapeva, doveva vigilare prima, non dopo. E se non sapeva, è ancora più grave”.
Il nodo è sempre lo stesso: il decoro dell’ambiente, più fragile di quello urbano. Mentre si discute di “decoro” per una bicicletta legata a un palo, sotto le colline del Vicentino il cemento veniva impastato con gli stessi composti chimici che hanno contaminato falde e generazioni intere. Secondo la Procura, le acque dei cantieri e quelle sotterranee di Malo e Montecchio mostrano concentrazioni di Pfas ben superiori ai limiti consentiti. Eppure, i materiali sono stati usati, i lavori proseguiti, i collaudi firmati. Tutto in nome della “grande opera” che doveva liberare il territorio dal traffico, e che invece oggi rischia di intrappolarlo in un’altra emergenza.
Il copione, nel Vicentino, è tristemente noto: prima il progresso, poi le carte, infine il veleno. E in mezzo, il silenzio di chi doveva vigilare. La Pedemontana doveva essere un simbolo di modernità. È diventata una metafora del Veneto che corre più veloce dei controlli, che costruisce prima di capire cosa stia davvero mescolando nel calcestruzzo della propria terra.
Ora la Pedemontana al veleno entra nel dibattito della campagna elettorale come uno dei temi più caldi, perchè da giudiziario sarà sicuramente politico, e questa bomba arriva pochi giorni dopo il lancio di Zaia come capolista in tutte le provincie del Veneto. Ma quella sarà sicuramente una coincidenza.



