Politica da marciapiede.

di Arrigo Abalti · Marzo 9, 2026

Sanzioni ai clienti delle prostitute. L’idea giusta con gli strumenti sbagliati, come sempre.
Vicenza scopre il modello nordico. Peccato che siamo in Veneto e non in Svezia

 

C’è un momento in cui una città decide chi vuole essere. Vicenza ha deciso che vuole essere il Comune che multa il cliente della prostituta. È una scelta di campo, teoricamente nobile, ispirata al modello abolizionista nordico che da trent’anni divide i giuristi, i femministi e i filosofi morali in due trincee inconciliabili. Punire la domanda per prosciugare l’offerta. L’economia applicata al corpo umano. Hayek non avrebbe approvato, ma lasciamo perdere.
Il problema non è la direzione. Il problema è, come sempre in Italia, lo spazio che intercorre tra l’intenzione e l’esecuzione — uno spazio che da noi tende ad allargarsi fino a diventare un abisso, un Grand Canyon normativo nel quale spariscono le riforme migliori e sopravvivono solo i comunicati stampa.
Cento quarantacinque verbali nel 2025. Contro ottantaquattro dell’anno prima. Un aumento che, si affretta a precisare il testo con la cautela del medico che non vuole spaventare il paziente, non è legato alla crescita del fenomeno ma all’intensificazione dei controlli. Traduzione: il problema non è peggiorato, guardiamo meglio. È la stessa logica con cui certi primari abbassano le liste d’attesa senza operare più nessuno — cambiano il criterio di conteggio e portano i dati in giunta. I numeri migliorano. I pazienti no.
Ma il punto più scoperto non è statistico. È politico, ancora una volta. Perché anche questa misura — come la vetrofania, come il regolamento di polizia urbana aggiornato al paragrafo sulle vetrine — ha l’odore della scrivania. Ha la forma di chi deve portare qualcosa in consiglio comunale, qualcosa che suoni bene, che si difenda in conferenza stampa, che non costi nulla e non obblighi nessuno a fare le cose difficili. Le cose difficili sarebbero: presidi sociali nei quartieri interessati, lavoro di prossimità con le persone che si prostituiscono, accordi con le prefetture, politiche di accoglienza e reinserimento che richiedono soldi, tempo, visione. Richiedono, appunto, la politica.
Invece c’è la sanzione al cliente. Che è giusta in principio, inefficace in pratica, e soprattutto solitaria — non inserita in nessun disegno più largo, non accompagnata da nessuna misura complementare, non sostenuta da nessuna narrazione che spieghi dove vuole arrivare questa città. È una norma orfana. Nata senza padre politico che la riconosca davvero, che la difenda, che la inserisca in un ragionamento sulla sicurezza urbana come fatto sistemico e non come somma di ordinanze.
Possamai ha annunciato che nei prossimi mesi l’attenzione sarà rivolta ai clienti. È una frase che suona bene alle sette di sera al tg locale. Meno bene alle sette di mattina, quando ci si sveglia e si chiede: e poi? Dopo la multa, dopo il verbale, dopo i centoquarantacinque numeri in più nel registro della polizia locale — cosa cambia, per chi vive in quei quartieri, per chi ci passa, per chi quella strada la percorre ogni giorno e sa benissimo che il problema non si risolve con una contravvenzione?
La risposta, per ora, è il silenzio elegante di chi ha firmato la delibera e aspetta che il problema si stanchi da solo.
Non si stancherà.​​​​​​​​​​​​​​​​

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