di Arrigo Abalti · Ottobre 28, 2025
L’arte veneta del rinvio (con bonus per chi arriva dopo)
Nel Veneto della sanità che funziona — almeno nelle conferenze stampa — accade questo: chi lavora da anni con serietà, rispettando regole e pazienti, resta fermo ai dodicesimi, cioè a un budget mensile d’emergenza prorogato per mancanza di programmazione. Chi invece bussa alla porta con una nuova targa lucida e qualche amicizia nei corridoi giusti, entra. Accreditato, accolto, abilitato.
La Regione ha scritto nero su bianco, in una lettera firmata dal direttore generale Annicchiarico, che la vecchia delibera sui tetti di spesa del 2022 resta “in vigore in dodicesimi” fino a nuovo ordine. Tradotto: non esiste un budget 2025, e nemmeno 2026. L’attività sanitaria del prossimo anno sarà gestita alla giornata, come un bar senza menu. Ma guai a dire che c’è confusione: ufficialmente è “nell’ottica di assicurare la continuità delle prestazioni”.
Nel frattempo, però, si scopre che nuovi ambulatori accreditati entrano nel sistema. Nessuna programmazione, nessun piano complessivo, ma nuovi ingressi sì. E non parliamo solo di strutture specialistiche di comprovata utilità pubblica: tra i nuovi accreditati spunta persino un dentista che fa FKT, cioè fisioterapia. Evidentemente, nel Veneto dell’efficienza, anche le mascelle hanno bisogno di riabilitazione motoria.
La cosa buffa — o tragica — è che la Regione invita le Ulss a “segnalare eventuali comportamenti difformi” degli erogatori, riservandosi di spostare i budget inutilizzati verso altri soggetti. Quindi: i vecchi non hanno i budget, ma i nuovi possono prenderli. Un gioco delle tre carte amministrativo dove chi ha sempre garantito prestazioni e posti di lavoro si ritrova con le mani legate, mentre qualcun altro riceve il tappeto rosso.
Non è solo burocrazia: è la fotografia di un sistema che ha smarrito la bussola della programmazione. Si procede per proroghe, circolari, lettere “di chiarimento”. Il Veneto che amava raccontarsi come laboratorio di efficienza è diventato il regno del “ci stiamo lavorando”. Le delibere non arrivano, ma i favori sì.
E mentre si attende la prossima riunione “per programmare i budget”, i cittadini continuano a prenotare visite in agende bloccate, gli operatori a chiedere certezze, e gli assessori a parlare di “visione complessiva dell’offerta sanitaria”. Peccato che, al momento, l’unica visione complessiva sembri quella del caos.
Nel Paese dei rinvii, il Veneto non poteva che distinguersi per un’eccellenza: la proroga permanente.



