Immagine da Il Sole24ore

Visite low cost, pazienti high risk

di Redazione · Settembre 16, 2025

I nuovi LEA ampliano le prestazioni, ma il nomenclatore taglia i rimborsi. Sei Regioni, tra cui il Veneto, provano a correggere con risultati comunque confusi: il caos resta tutto sulle spalle dei pazienti.

 

I nuovi LEA sono arrivati con la promessa di allargare i diritti dei cittadini: più esami, più cure, più prestazioni garantite. Una buona notizia, attesa da anni.

Peccato che, insieme ai LEA, sia arrivato anche il nuovo nomenclatore tariffario, quello che stabilisce quanto lo Stato rimborsa per ogni visita o esame. E lì, invece di un passo avanti, è arrivato un salto indietro: tariffe abbassate, a volte drasticamente. Una visita cardiologica che in alcune Regioni valeva 52 euro ora ne vale 33. Come se la salute fosse in offerta speciale.

Non tutte le Regioni si sono rassegnate. Sei — Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Veneto — hanno deciso di correggere i rimborsi. Ma il Veneto, più che una correzione, ha creato un enigma: ha aumentato le prestazioni meno costose e ridotto quelle più care e complesse. Il risultato? Un capolavoro di confusione: esami semplici sostenibili, cure pesanti a rischio sottofinanziamento.

Il caffè amaro di stamattina è questo: i LEA allungano la lista dei diritti, il nomenclatore accorcia quella dei conti. E in mezzo, come sempre, resta il paziente: ultimo anello di una catena che promette salute universale e consegna solo attese infinite.

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