Il martedì del Generale

di Arrigo Abalti · Novembre 15, 2025

Arriva Vannacci, arriva il passato (che forse serve più del presente)

Ci sono città che aspettano i grandi eventi. Montecchio Maggiore, invece, si prepara ai grandi appuntamenti: quelli che fanno discutere prima ancora che inizino. Martedì 18 novembre arriva Roberto Vannacci, il generale più citato dopo Napoleone e più contestato di un parcheggio davanti alla scuola alle otto del mattino. Viene per sostenere Milena Cecchetto, candidata della Lega. E già qui si capisce che non sarà una serata da camomilla.

A rimettere ordine nel chiacchiericcio, stavolta, ci pensa un signore che di Lega se ne intende più di tutti: Gianpaolo Gobbo, ex segretario veneto. Uno che conosce il Carroccio quando ancora non usava i social ma le sezioni, e che oggi legge le polemiche sulla “deriva Vannacci” come un nonno guarda il nipote inquieto: prima sorride, poi sospira, infine racconta.

E racconta, infatti, che le idee di Vannacci non sono affatto un’ubriacatura dell’ultima ora, anzi: «Gentilini parlava come lui, e quelle erano idee leghiste». Tradotto: chi oggi si straccia le vesti per il generale forse ha dimenticato che la Lega è nata molto più ruvida di com’è diventata, solo che il tempo addolcisce, la memoria sceglie, e la politica preferisce sedersi sugli allori — parola di Gobbo — piuttosto che ricordare le sue origini.

E allora ecco il paradosso: Vannacci viene accusato di portare la Lega troppo a destra, da chi la destra leghista l’ha inventata. Gobbo, con un certo gusto per le spallate gentili, lo dice chiaro: le soluzioni del generale sono le stesse che proponevamo anche noi. Non è un complimento a Vannacci: è un rimprovero al Carroccio di oggi che, nella corsa a rassicurare tutti, ha un po’ perso il suo istinto originario.

Che poi, se togli la patina delle frasi a effetto, la verità la dice sempre lui: “L’autonomia resta il faro”. Una frase che farebbe commuovere un veneto anche in coda alla tangenziale. Altro che slogan: è l’unica promessa che il Carroccio non dovrebbe usare come suppellettile elettorale, ma come ossessione quotidiana.

E allora, mentre Montecchio si prepara al suo martedì del generale, la domanda è semplice: Vannacci è un problema, o il sintomo che qualcuno sta cercando di ricordare alla Lega cosa voleva essere quando voleva davvero essere qualcosa?

Nei giorni in cui in politica tutti si sforzano di essere moderati — soprattutto quando non lo sono — il generale almeno ha il merito raro di essere se stesso, nel bene e nel male. E questo, in un Paese di travestimenti, vale come un’eresia.

Martedì, a Montecchio, non arriverà un profeta, né un incendiario: arriverà uno specchio. Ognuno ci vedrà quello che vuole. E la Lega, chissà, magari ci vedrà di nuovo la sua faccia. Se non altro, quella che aveva prima di addormentarsi sugli allori che Gobbo cita con la tenerezza di chi sa che la vera malattia della politica non è l’estremismo, ma l’amnesia.

Milena Cecchetto avrà il suo pubblico, Vannacci i suoi applausi e i suoi fischi. Ma almeno, per una sera, qualcuno dirà ciò che pensa davvero.

E questa, in Italia, è sempre una notizia.

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