Zona Rossa, Zona Lenta: la rivoluzione a passo di lumaca

di Arrigo Abalti · Luglio 2, 2025

Vicenza blinda la stazione dopo mesi di richieste, polemiche e annunci. La città chiede sicurezza, il Prefetto risponde con il minimo sindacale e un tempismo da record… di ritardo

C’era una volta, in una città del Nordest, una zona rossa che tutti volevano ma nessuno trovava. Un po’ come il Santo Graal, la sicurezza intorno alla stazione di Vicenza era diventata il tormentone di ogni discussione da bar, consiglio comunale e gruppo WhatsApp di quartiere. “Serve la zona rossa!” gridavano i residenti, “Serve la zona rossa!” ripetevano i politici della destra, “Non sono contrario alla zona rossa” commentavano i politici della sinistra,  “Serve la zona rossa!” sussurravano anche i piccioni di Campo Marzo.

E finalmente, eccola qua: la zona rossa è arrivata. Con calma, senza fretta, e soprattutto senza rischiare di disturbare troppo.
Il prefetto, dopo aver ascoltato mesi di richieste, appelli e qualche urlo fuori campo, ha firmato il provvedimento che blinda la zona della stazione fino a settembre. Un perimetro che sembra la mappa di una caccia al tesoro: Campo Marzo, viale Eretenio, viale Venezia, viale Milano, piazzale Bologna, via Genova, via Firenze, via Torino, corso Santi Felice e Fortunato, viale Ippodromo, viale Giuseppe Verdi e via Gorizia. Se non altro, chi ama camminare avrà pane per i suoi piedi.
Ma attenzione: la rivoluzione è soft. Vietato sostare o fermarsi solo per chi ha precedenti specifici. Gli altri possono continuare a godersi la passeggiata, magari facendo finta di niente. In fondo, la sicurezza è una questione di dettagli. E di tempismo: perché la zona rossa arriva dopo che tutta la città, la politica e pure i sassi la chiedevano da mesi. Prima Joe Formaggio, poi tutta FdI, infine anche il sindaco Possamai: una gara di rincorsa che ha visto tutti tagliare il traguardo insieme, ma con il fiatone.
La misura durerà tre mesi, giusto il tempo di vedere se funziona o di dimenticarsene del tutto, in attesa della prossima emergenza. Nel frattempo, i residenti possono dormire sonni (più o meno) tranquilli, sapendo che almeno qualcuno ci ha messo una toppa. E se non dovesse bastare, pazienza: si farà un’altra zona rossa, magari colorata di bordeaux, giusto per variare.
Così, Vicenza può finalmente dire di avercela fatta. Non importa se tardi, non importa se al minimo sindacale. L’importante è poter dire che qualcosa si è fatto. E in fondo, in Italia, questa è già una rivoluzione. Anche se a passo di lumaca.

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